Piccoli Comuni crescono se si associano
Il Secolo XIX – 9 marzo 2008 – L’Anci e l’Upi, le associazioni rappresentative dei Comuni e delle Province, hanno definito una proposta programmatica che sarà presentata ai candidati premier. L’obiettivo è un programma di governo di sviluppo del Paese, che colga il contributo delle istituzioni che ogni giorno operano a fianco dei cittadini.
Comuni e Province vogliono porsi al servizio del Paese per rinnovare le istituzioni, consolidandone l’autorità e migliorandone l’efficienza e l’efficacia. Senza il rinnovamento della infrastruttura istituzionale del Paese non si può affrontare la sfida della crescita. La nostra proposta ha questi obiettivi: semplificazione, razionalizzazione, definizione di una più marcata suddivisione di ruoli e di compiti tra i diversi livelli di governo, riduzione dei costi.
Occorre tornare alla Costituzione, riportando in capo ai Comuni tutte le funzioni di amministrazione
e gestione. Va riordinata l’amministrazione dello Stato, trasferendo compiti e strutture dell’amministrazione periferica dello Stato ai Comuni e accorpando le funzioni statali residue a livello periferico in un unico Ufficio territoriale di governo a livello provinciale .Le Regioni, la cui funzione è quella della programmazione e dell’indirizzo su scala regionale, devono trasferire ai Comuni funzioni amministrative oggi gestite da loro o direttamente o tramite enti o agenzie.
Il sistema dei Comuni vuole fare fino in fondo, quindi, la propria parte per il rinnovamento istituzionale. Sappiamo bene che ciò si può fare ad una sola condizione: differenziare tra i Comuni, riconoscere che ci sono Comuni che possono esercitare certe funzioni e altri no, a meno che non si associno. La nostra proposta più innovativa è questa: stabilire che per i Comuni al di sotto di una certa soglia demografica la via dovrà essere quella dell’associazione per gestire alcune funzioni. Va fissato a livello nazionale un unico modello di gestione associativa delle competenze comunali sulla base dell’esperienza positiva delle Unioni dei Comuni, “ superando -dice il documento- confusione, frammentazione e moltiplicazione di enti associativi diversi e costosi, anche nei territori montani, per garantire efficienza ed economicità ed incentivare l’accorpamento dei servizi dei piccoli Comuni, prima ancora che dei loro territori”. Prevediamo il superamento, quindi, delle Comunità Montane così come sono oggi. E’ una proposta che ricorda l’esperienza della Francia: lì ci sono ben 36.000 Comuni, quattro volte più dei nostri, ma solo 3000 Unioni dei Comuni. In questo quadro Anci Liguria ha elaborato la proposta di legge regionale “ Norme a favore dei piccoli Comuni “, per far sì che la Regione incentivi e supporti la gestione associata dei servizi comunali.
Per ciò che riguarda le Province, il documento Anci –Upi dice che “ occorre ridefinire il loro ruolo, affinché esse si concentrino sulle funzioni di governo e di pianificazione territoriale di area vasta ed evitino di svolgere funzioni che possono essere esercitate più puntualmente a livello comunale” e che in questa prospettiva occorre bloccare l’istituzione di nuove Province e istituire nelle grandi città le Città metropolitane, come enti di governo che assorbano le funzioni di Comuni e Province. Personalmente ritengo che, come in quasi tutti i Paesi europei, ci sia bisogno di tre livelli istituzionali, e quindi di un ente intermedio tra Comuni e Regioni. Ma. penso anche che, con lo sviluppo delle Unioni dei Comuni, le Province possano diventare enti di secondo grado, non elette direttamente ma composte da sindaci e rappresentanti dei Comuni.
Gli ultimi due pilastri della proposta riguardano, infine, la riforma dei raccordi istituzionali, cioè l’istituzione del Senato delle autonomie , che rappresenti paritariamente Regioni, Province e Comuni e sia la sede dell’integrazione delle politiche tra i diversi livelli istituzionali; e il federalismo fiscale , cioè la certezza , per Regioni , Province e Comuni, di autonomia finanziaria , responsabilità e capacità di programmazione.
Ora l’auspicio è che si sviluppi un confronto produttivo e che nella prossima legislatura finalmente si realizzi quel clima di dialogo necessario per fare queste riforme cosi importanti per il Paese.
Giorgio Pagano
Presidente ANCI Liguria
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