“Una costituzione capace di…. futuro” Liceo Scientifico Pacinotti – 14 marzo, 3 aprile, 14 maggio 2025
7 Marzo 2025 – 13:58

“UNA COSTITUZIONE CAPACE DI… FUTURO”
LICEO SCIENTIFICO PACINOTTI
14 marzo, 3 aprile, 14 maggio 2025
L’Associazione Culturale Mediterraneo, l’associazione Sulle Regole, il Forum Disuguaglianze Diversità e il Liceo Scientifico Antonio Pacinotti della Spezia organizzano il ciclo di incontri …

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“Non è un referendum pro o contro il governo, votiamo sì per cambiare la prospettiva del Paese nei diritti di cittadinanza e del lavoro”

a cura di in data 4 Aprile 2025 – 21:04

 

Città della Spezia, 4 aprile 2025

L’economista Fabrizio Barca è tornato alla Spezia in questi giorni, impegnato nella campagna referendaria prevista per il prossimo inizio giugno. Ex ministro del governo Monti e da anni figura di riferimento per una sinistra attenta alla giustizia sociale e territoriale, Barca ha deciso da tempo di schierarsi apertamente, contribuendo, anche nella due giorni spezzina, al confronto, organizzato l’altra sera in Sala Dante dalla Cgil spezzina. Il co- coordinatore del Forum Disuguaglianze Diversità si è alternato al tavolo degli oratori con il segretario della Camera del Lavoro spezzina e portavoce del comitato referendario provinciale per il Sì, Luca Comiti, Marta Michelis, impiegata, e Pierpaolo Ritrovati, rider, membri del coordinamento del Comitato. Perché partecipare al referendum, perché tentare di superare il quorum con il sì ai quesiti proposti? “Per l’Italia è anche l’occasione in cui possiamo dimostrare di poter cambiare le cose senza bisogno di una dittatura, mortificando la dignità di persone che pagano le tasse – spiega Barca a Città della Spezia – . A differenza delle elezioni politiche, dove non sappiamo l’effetto del voto, oggi il referendum dà molto più potere: sappiamo insomma cosa succede in caso in cui si vinca e noi vogliamo cambiare quelle cose, facendo del bene ai lavoratori e alle imprese meritorie, evitando la concorrenza sleale e per quanto riguarda la cittadinanza, per rispondere anche a una esigenza demografica sempre più pressante”.

Ricordando che il referendum avrà valore solo se si raggiungerà il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto​, parliamo di cinque quesiti che chiameranno i cittadini italiani alle urne l’8 e 9 giugno 2025 su temi cruciali come il lavoro e la cittadinanza. Per quest’ultimo punto il quesito propone di ridurre da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale richiesto per ottenere la cittadinanza, estendendola automaticamente anche ai figli minorenni con l’obiettivo di facilitare l’integrazione degli stranieri stabilmente residenti in Italia​. Gli altri quesiti trattano di lavoro, contratti e imprese: dal ripristino dell’articolo 18, eliminato a suo tempo dal Jobs Act, che garantiva il reintegro del lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa, indipendentemente dalla data di assunzione​ passando per l’eliminazione del tetto massimo al risarcimento per licenziamenti illegittimi in aziende con meno di 16 dipendenti, lasciando la decisione ai giudici caso per caso​. Il quesito sui contratti a termine mira invece a limitare l’uso eccessivo dei contratti a tempo determinato, rendendo obbligatorie le causali giustificative anche per contratti inferiori ai 12 mesi​ mentre nell’altro si propone di ripristinare la responsabilità solidale del committente anche per gli incidenti derivanti da rischi specifici dell’appaltatore o subappaltatore, per rafforzare le tutele dei lavoratori coinvolti in appalti​.

In teoria se ci fosse una classe operaia consapevole i quesiti sarebbero diretti soprattutto a garantire quei milioni di lavoratori. Come farlo?
“Non dimentichiamoci che siamo ancora la seconda realtà manifatturiera d’Europa, i ragazzi di oggi ne beneficeranno domani nel non poter essere licenziati illegittimamente. Ci sono milioni di operai e operaie, 2,3 milioni di persone, che domani mattina potrebbero avere un beneficio diretto da questo referendum. Non vogliamo affatto abolire il contratto a tempo determinato, che in certi casi è un ottimo strumento ma si vuole contenere l’utilizzo di questo contratto di lavoro che deve essere coerentemente usato a seconda del profilo dell’azienda che lo applica”.

Voi vi rivolgete anche alle aziende.
“In un Paese in cui nel 16% delle famiglie c’è almeno un imprenditore, dico che nei prossimi sessanta giorni è importante parlare con loro. Il referendum riporta luce sui contratti di lavoro che così facendo rientrerebbero nei CCNL. Questa battaglia aiuta a ridare consapevolezza. Se si continua a non parlarne, ma si fanno talk show che parlano solo di sondaggi e di variazioni di percentuale sulla popolarità dei partiti, non andiamo da nessuna parte. Il referendum da questo punto di vista è uno strumento di democrazia. C’è poi il tema sicurezza: non risolve tutto, ma riduce gli infortuni e poi rafforza il nostro Paese. Non è certo un trauma poi c’è l’opportunità collettiva. Nelle condizioni in cui sono oggi quei lavoratori sono sfruttati”.

La questione cittadinanza non riguarda soltanto il rafforzamento demografico ma riguarda anche e soprattutto una precisa visione di Paese.

“I dati dicono questo: ad esempio nel 2023 dei 213 mila a cui è stata data la cittadinanza il 37% era fra 0 e 19 anni, contro un nostro valore nazionale del 17%. Certamente c’è un’opportunità di rafforzamento demografico con la piena cittadinanza, soprattutto in termini di fascia giovanile. Cerchiamo di evitare di fare come la Francia e creare un Paese mescolato, come è sempre stato nella storia”.

E i partiti che fanno? Dando un’occhiata alle cronache nazionali (e internazionali) sembrano pensare a tutt’altro.
“Non credo ci sia opposizione partitica, semmai il problema è che le persone non sanno di questo referendum. Di sicuro non si vota per un partito o per un altro, si vota per sei quesiti concreti. Il tema è che molti di noi sono già scorati, non guardano più niente e non sono minimamente toccati. In realtà questa non è una battaglia opposizione-governo e non è un voto contro il governo, perché ricordo che Fratelli d’Italia non votò contro quelle politiche che noi oggi mettiamo in discussione con questo referendum. È un referendum per o contro la democrazia”.

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